Complementi Art Boutique, dove la moda diventa ricerca artistica: la visione di art259design
Dalla trasformazione dell’archivio alla ricerca del pezzo unico, la collezione FW 26/27 di Alberto Affinito interpreta una moda che supera le tendenze e dialoga con l’arte contemporanea. Una sensibilità che incontra la visione di Laura Maria Tronnolone e trova in Complementi Art Boutique il contesto ideale per essere scoperta.
C’è un momento in cui un abito smette di essere soltanto un capo da indossare e diventa qualcosa da osservare, toccare, interpretare. È il momento in cui la moda si allontana dalla semplice successione delle tendenze per avvicinarsi alla ricerca artistica, alla sperimentazione e alla costruzione di un linguaggio personale.
È in questa prospettiva che si inserisce art259design, il marchio fondato da Alberto Affinito, la cui collezione autunno-inverno 2026/2027 rappresenta una nuova evoluzione del suo percorso creativo.
Una ricerca che parte da ciò che esiste già per trasformarlo profondamente, fino a renderlo qualcosa di nuovo, talvolta irriconoscibile rispetto alla sua origine. Una filosofia che incontra la sensibilità di Laura Maria Tronnolone, titolare di Complementi Art Boutique a Torino, da sempre attenta alla ricercatezza, all’originalità e al valore espressivo della moda.

Pittrice oltre che interprete del mondo dell’abbigliamento, Laura Tronnolone riconosce nella ricerca di art259design una concezione del vestire che presenta sorprendenti affinità con il processo creativo dell’arte.
Art259design: trasformare ciò che esiste per creare qualcosa di inedito
La collezione FW 26/27 di art259design nasce da un principio che ribalta una delle logiche più consolidate del sistema moda: per creare qualcosa di nuovo non è sempre necessario partire da zero.
Il dato è eloquente. Soltanto il 30% dei capi nasce da una nuova progettazione, mentre il restante 70% deriva da una rielaborazione profonda dell’archivio del marchio. Non si tratta di un semplice recupero, né di una riproposizione di modelli già conosciuti.
È un esercizio di trasformazione nel quale ogni elemento viene rimesso in discussione: la forma, il volume, la funzione, la relazione tra materiali e corpo. Gli abiti possono diventare top, gli spolverini in bull drill trasformarsi in giacche-zaino, i capispalla in panno e cashmere essere ridisegnati per seguire più precisamente la silhouette oppure accorciati fino ad assumere la struttura di giacche a clessidra.
Il twill di lana viene lavorato attraverso pieghe e cuciture a contrasto, mentre la maglieria acquista nuove consistenze grazie ad assemblaggi materici e all’inserimento di filo metallico, che permette di esasperare i volumi.
Ogni intervento risponde a una precisa intenzione progettuale. Nulla viene semplicemente riproposto: tutto è sottoposto a un processo di ricerca che mira a migliorare, arricchire e ridefinire l’oggetto originario.

È qui che il lavoro di Alberto Affinito assume una dimensione che supera la tradizionale progettazione dell’abbigliamento. Il designer non si limita a disegnare un capo, ma interviene sulla materia e sulla memoria del prodotto, costruendo nuove possibilità espressive a partire da forme già conosciute.
Come in un quadro: la materia, la forma, il gesto creativo
Il percorso di art259design suggerisce un parallelismo naturale con l’arte pittorica. Un artista non si limita a riprodurre ciò che vede: seleziona, modifica, sovrappone, sottrae, cerca equilibri e introduce elementi capaci di cambiare la percezione dell’insieme.
Qualcosa di simile avviene nella collezione di Affinito. Un capo preesistente diventa una materia da esplorare; una cucitura può modificare il carattere di una superficie, una piega può introdurre una nuova geometria, un intervento sul volume può cambiare completamente il rapporto tra abito e corpo.
Il risultato non si esaurisce nell’immagine complessiva. Richiede uno sguardo più attento, la disponibilità a soffermarsi sui dettagli e a scoprire soluzioni che potrebbero sfuggire a una prima osservazione. È la stessa attenzione che si dedica a un’opera d’arte, quando si cerca di comprenderne la costruzione, la tecnica, le stratificazioni e le intenzioni dell’autore.
L’abito diventa così un oggetto da esplorare anche attraverso il tatto, capace di restituire un’esperienza sensoriale oltre che visiva. Questa dimensione incontra la sensibilità di Laura Maria Tronnolone, per la quale l’esperienza della pittura costituisce una chiave privilegiata di lettura della moda. La sua attenzione non si ferma all’apparenza, ma riconosce nelle forme, nei colori e nella ricerca dei materiali la possibilità di esprimere un’identità.

Il punto d’incontro tra le due visioni è proprio qui: nella convinzione che la bellezza non sia soltanto una questione di immagine, ma il risultato di un processo creativo che merita di essere compreso.
Slow fashion: fare meno, ma fare meglio.
La scelta di art259design si colloca anche in una riflessione più ampia sul futuro della moda e sul rapporto con il consumo. In un sistema spesso dominato dalla velocità delle collezioni e dalla continua necessità di proporre novità, il marchio sceglie di distaccarsi dalle logiche del fast fashion per avvicinarsi a un modello più consapevole e responsabile. Il riuso dell’archivio diventa una componente essenziale di questa visione.
Recuperare un capo e trasformarlo significa riconoscere che la materia conserva possibilità ancora inesplorate, che un oggetto può avere una seconda vita e che l’innovazione non coincide necessariamente con la produzione continua di qualcosa di nuovo.
Il 70% di capi rielaborati nella collezione non rappresenta quindi una rinuncia alla creatività, ma il contrario: dimostra quanto la ricerca possa svilupparsi attraverso la trasformazione, la conoscenza dei materiali e la capacità di individuare soluzioni inattese.
È una forma di maturità progettuale che invita a ripensare il valore dell’abito. Non più soltanto un prodotto legato a una stagione, ma un oggetto nel quale riconoscere un’idea, una lavorazione e una ricerca capaci di conservarne l’interesse nel tempo.
Fare meno, ma fare meglio: il principio espresso da Alberto Affinito diventa così una dichiarazione di metodo, oltre che una scelta estetica.
Complementi Art Boutique, il contesto in cui scoprire art259design
Perché una proposta come quella di art259design possa essere compresa fino in fondo, anche il luogo in cui viene presentata assume un significato particolare.
Complementi Art Boutique rappresenta un contesto coerente con questa ricerca proprio per la sensibilità con cui Laura Maria Tronnolone interpreta la moda.
La sua attenzione alla ricercatezza e all’innovazione, unita alla propria esperienza artistica, contribuisce a creare uno spazio nel quale il vestire può essere vissuto come un’esperienza di scoperta.
Qui la scelta di un capo non si riduce necessariamente alla ricerca di un modello adatto a un’occasione. Può diventare l’incontro con una particolare concezione della forma, con un tessuto lavorato in modo inconsueto, con un dettaglio che rivela la complessità del progetto.
La vicinanza tra Complementi Art Boutique e art259design nasce dunque da un’affinità culturale prima ancora che commerciale.
Da una parte, un marchio che ricerca nuove possibilità espressive attraverso la trasformazione della materia; dall’altra, una boutique che riconosce valore a una moda capace di distinguersi e di raccontare qualcosa di più della propria funzione.
È un incontro che invita a rallentare, a osservare con attenzione e a lasciarsi guidare dalla curiosità. Perché alcuni capi rivelano la propria personalità soltanto quando si dedica loro il tempo necessario per scoprirli.
L’essenza di una moda che non ha bisogno di etichette
La collezione FW 26/27 di art259design non ha bisogno di un titolo che ne definisca preventivamente il significato. La sua identità emerge dal processo creativo stesso: dalla trasformazione dell’archivio, dalla sperimentazione sui materiali, dalla ridefinizione delle forme e dalla volontà di avvicinarsi sempre più all’idea di un pezzo unico, di un oggetto capace di dialogare con l’arte contemporanea. È una ricerca che invita a guardare la moda da un’altra prospettiva, restituendo valore al tempo, alla materia e al gesto creativo.
La sensibilità di Laura Maria Tronnolone e la visione di Alberto Affinito si incontrano proprio in questa possibilità: considerare l’abito non soltanto per ciò che rappresenta esteriormente, ma per il percorso che lo ha generato e per ciò che può comunicare a chi lo sceglie.
In Complementi Art Boutique, questa visione trova uno spazio nel quale essere raccontata e scoperta. Un luogo in cui la ricercatezza non coincide con l’ostentazione, ma con la capacità di riconoscere ciò che è diverso; in cui l’innovazione non significa inseguire ogni novità, ma individuare nuove possibilità anche in ciò che già esiste.
Perché, qualche volta, la vera originalità non consiste nell’inventare qualcosa dal nulla, ma nel saper vedere, in ciò che abbiamo davanti, qualcosa che nessuno aveva ancora immaginato.



