Dopo il grande successo di Torino e Roma, “Le Baccanti” dei Marcido approdano a Milano

Dopo i grandi successi di pubblico e critica ottenuti nelle date torinesi, al teatro Gobetti, e romane, al teatro Vascello, la compagnia Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa approda a Milano, dal 20 al 25 ottobre 2026, per portare ancora una volta in scena, presso il teatro Out Off, “LE BACCANTI”, spettacolo che ha segnato, l’anno scorso, il quarantennale dell’avventura artistica del gruppo guidato da Marco Isidori.

“LE BACCANTI di Euripide che ‘precipitano’a contatto col reagente Marcido” è una riscrittura integrale di Isidori da Euripide, riletta attraverso la lente del grottesco. Con un allestimento scenografico di grande impatto visivo curato da Daniela Dal Cin, lo spettacolo è interpretato da Paolo Oricco, Maria Luisa Abate, Valentina Battistone, Ottavia Della Porta, Alessio Arbustini, Alessandro Bosticco, Mattia Pirandello e Marco Isidori, che è anche il regista. Assistente alla regia è Mattia Pirandello, le luci a cura di Fabio Bonfanti. La via dell’antica catarsi è percorsa da una spiccata dimensione ludica; trionfa il gioco del Teatro, affidato alla voce di un coro tragico che diventa Coro Marcido, catalizzatore di un’energia scenica travolgente, una voce sola, un tutt’uno con la macchina scenica che campeggia sul palco. Questa volta è il Palazzo di Penteo, l’ultima delle straordinarie invenzioni della scenografa Daniela Dal Cin: gli interpreti lo scalano, lo assediano, s’inerpicano sopra e dentro l’architettura aprendo botole e svelando meccanismi nascosti, nel segno di quella fantasia sorprendente che è il simbolo più vivo e più conosciuto del teatro dei Marcido.

“I Marcido hanno già affrontato i temi della tragedia attica attraverso spettacoli che segnarono una tappa non secondaria dell’interpretazione moderna di questa forma teatrale (Agamennone 1988, Persiani 1990, Prometeo 2000, Edipo 2012) – ha spiegato il regista e capocomico Marco Isidori – ma da sempre l’obbiettivo principe fu quello di riuscire a varare una ‘loro’ edizione, magari sognandola ‘definitiva’, delle Baccanti di Euripide, tanto che possono affermare, a ragione, che gli allestimenti sopra citati non furono che una rincorsa, un’ouverture diciamo d’allenamento poetico, affinché la Compagnia si facesse le ossa per incontrare finalmente la fatalità feroce del gran testo euripideo. Perché questo sotterraneo timore di fronte alle Baccanti? Semplice: i nodi di irrisoluzione scenica che avviluppano, quasi strutturandone lo scheletro, tutta la produzione tragica dell’età classica diventano, nella spira dionisiaca delle Baccanti, nodo scorsoio, rischiando di far naufragare nel mare della retorica più sfacciata chi tentasse di portare sul palcoscenico la vicenda, senza aver prima considerato che la sua intimità drammatica non è solo sfuggente, ma primariamente enigmatica. Tale carattere, o meglio, la presa d’atto che questo fosse il carattere precipuo della tragedia in predicato, ci impediva finora di osarne un nostro ‘assalto’: adesso l’esperienza ci detta e ci consiglia che invece d’intestardirci a voler sciogliere gli enigmi, sarebbe più opportuno, e teatralmente assai più proficuo, entrare a capofitto nel magma dionisiaco che innerva la materia dell’opera, cercando di stanare il parallelismo dei motivi che allora ne fecero elemento indispensabile alla coesione politica della comunità greca, e oggi ne dovrebbero fare, se il Teatro non vuol abdicare al suo senso più proprio, evento spettacolare altrettanto necessario alla ‘misura’ del consorzio sociale degli attuali umani. Tali premesse hanno guidato le coordinate produttive delle Baccanti in una direzione complessa ma inequivoca: la costruzione di una trappola sensuale dove far precipitare ogni istanza del dettato storico della tragedia, per restituire, attraverso il filtro di una teatralità esercitata al massimo della potenza espositiva, il centro pulsante del discorso filosofico euripideo: la ricerca di una tensione orgiastica generale per la nostra specie, che, superando gli scogli nefasti dell’individuazione, anzi negando a essa positività e anche funzionalità naturale, traguardi l’uomo, almeno per il tempo della rappresentazione, in una zona sentimentale antipodica rispetto alla normalità del vissuto quotidiano”.

Lo spettacolo è una coproduzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale / Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa

Teatro Out Off – via Mac Mahon 16, Milano

Orari degli spettacoli: martedì, giovedì ore 20:30 | mercoledì, venerdì e sabato ore 19:30 domenica ore 16:00

Info e prenotazioni: biglietteriaoutoff@gmail.com –  0234532140 

Biglietti online su Vivaticket

Gian Giacomo Della Porta