La Lega è al capolinea. E poi ?
di Paolo Gulisano
Nel caldo dell’estate la politica non dorme, ma affila le armi.
Un tempo addirittura cadevano gli esecutivi, e nascevano i
cosiddetti “governi balneari”.
In questa estate 2026 sotto i riflettori c’è finita la Lega Salvini
Premier, denominazione data agli eredi della recedente Lega
Nord. I motivi sono due: in primo luogo sembra che
l’”irresistibile” ascesa del generale Vannacci stia avvenendo
proprio alle spese della formazione salviniana, e in secondo
luogo per l’uscita del Presidente della Regione Lombardia
nonché esponente di punta della Lega Attilio Fontana, che si è
espresso in modo critico sulla attuale conduzione della Lega.
Questo fatto, di per sé normale, ha suscitato un certo scalpore, e
questo per inciso la dice lunga sulla situazione attuale dei
partiti che sono diventati realtà caratterizzate da assenza di
dibattito interno e da unanimismo coatto rispetto ai leader in
carica.
Rispetto alle dichiarazioni di Fontana, il dibattito interno è
stato di conseguenza molto povero, ridotto a espressioni da una
parte di obbedienza cieca, pronta e assoluta, dall’altra a
mugugni che sembravano esprimere solo insofferenze personaliste
nei confronti di Salvini. Sui contenuti e sui progetti politici si è
visto e sentito ben poco.
Intanto i sondaggi continuano a dare la Lega in caduta libera,
senza che ci sia alcun provvedimento serio per fermare l’inerzia.
La Lega di Salvini ha percorso negli ultimi anni n iter che non
poteva che condurre a questo punto.
Si è iniziato con l’abbandono di ogni istanza federalista o
autonomista. La scelta (poi totalmente abbandonata) del
Sovranismo la avvicinò ai movimenti politici di Destra; finita la
breve stagione sovranista, che pure presentava degli spunti di
pensiero politico molto interessanti, che non avrebbero implicato
l’abbandono che poi c’è stato del Federalismo e
dell’Autonomismo, la Lega è diventata sempre più un partito
nazionalista di Destra, con sempre maggior spazio dato a istanze
xenofobe. Sono emerse figure come Silvia Sardone, proveniente
da altro partito, dedite all’urlo e soprattutto all’invettiva.
Questa strategia ha in parte pagato fino al 2019. Poi Salvini
cominciò a stringere la corda intorno al proprio collo con
alleanze discutibili come quella con il penta stellato Conte e
soprattutto appoggiando il pessimo governo “pandemico” di
Draghi, condividendone tutte le scelte liberticide. Alle elezioni
del 2022 che videro il grande successo di Giorgia Meloni la Lega
ne uscì fortemente ridimensionata. Ma il brutto doveva ancora
venire: nell’estate del 2023 esplose il fenomeno Vannacci, un
fenomeno improvviso e sospetto, creato dai Media che parlavano
delle decine di migliaia di copie dell’ex Parà che sarebbero state
vendute. Un libro dai contenuti banali, con discorsi “da Bar”, ma
che divenne l’onda lunga che portò il militare toscano ad essere
attenzionato da Salvini, che in seguito gli offrì una candidatura
alle Elezioni Europee contando sul suo appeal per fermare il calo
di consensi che già era evidente. Il Generale eseguì il suo
compito, prese mezzo milione di voti, ma facendone uso pro
domo propria. In breve, come sappiamo, uscì dalla Salvini
Premier e si fece il suo partito. Un nuovo partito nazionalista di
Destra. Il terzo. Ora è evidente che non c’è spazio per tutti e tre
questi partiti della Destrosfera, e chi sta facendone le spese è
proprio la Lega.
Un destino di declino ormai segnato? Difficile che possa finire
altrimenti. Che elettorato rimane alla Lega? Non pù quello
federalista e autonomista, scaricato da tempo. Non quello della
destra più dura e razzista, che trova nei Futuristi la migliore
espressione dei loro livori, e tantomeno l’elettorato moderato e
soprattutto cattolico. Perché un cristiano dovrebbe votare per
Salvini, che anche recentissimamente ha ribadito che – pur
essendo personalmente contrario- la legge sull’aborto non si
tocca; oppure perché dovrebbe votare per il partito di Zaia, che
da anni sta cercando di introdurre in Veneto eutanasia e suicidio
assistito. Il partito dell’Europarlamentare Isabella Tovaglieri,
che pure si era presentata agli elettori come “cattolica
conservatrice” e ora ha fatto outing dicendo che ha criocongelato
i suoi ovuli, una pratica finalizzata alla fecondazione artificiale
condannata dalla Dottrina della Chiesa. E si potrebbe votare il
partito di Fontana che come Presidente della Regione Lombardia
permette al suo assessore alla sanità (di Forza Italia) di
introdurre surrettiziamente il suicidio assistito?
Come sono lontani i tempi in cui Salvini in piazza del Duomo
brandiva il Rosario.
Oggi la Lega è un partito laicista, che sulle questioni dei valori
etici si esprime ne più ne meno come la Sinistra.
Chi avrà ancora dunque la volontà di sostenerla, e per quale
motivazione?
Come detto, moderati e destrorsi vari troveranno ottime
alternative, ma gli autonomisti che faranno?
Oltre a formazioni storiche locali, presenti in alcune ragioni,
sono nate negli ultimi anni formazioni politiche fondate da ex
esponenti leghisti, Partito Popolare del Nord e Patto per il Nord.
Un loro limite evidente è quello del rapporto con il partito di
origine, un certo revanscismo leghista, il nostalgismo per i “bei
tempi che furono” di Umberto Bossi.
Inoltre, un altro limite concettuale importante è proprio quel
Nord delle sigle. Cos’è il Nord? Ovviamente è il Nord
dell’Italia. Un riconoscimento implicito del legame con lo Stato
nato nel 1860. E’ come se gli indipendentisti scozzesi anziché
parlare di Scotland definissero il loro Paese North Britain
Pertanto, gli autonomisti post Lega dovrebbero ripartire e e
ricostruire un robusto localismo, secondo il Principio di
Sussidiarietà, fino a realizzare un regionalismo, lombardo,
piemontese e così via.
Non si deve ripartire da zero: dei modelli ci sono c’è già, no dei
quali ha avuto già un certo successo: è quello di RESISTERE
VENETO, dei consiglieri Szumski e Lovat. Si vada a vedere il
programma, e si rimarrà incantati. Questo movimento, ed è un
aspetto molto importante, non nasce da una scissione dalla Lega,
pur essendo molti dei membri ex appartenenti al partito di Via
Bellerio, ma trae linfa vitale e idee, oltre che dal venetismo,
soprattutto dal movimento di dissenso nato durante la dittatura
pandemica. Szumski stesso è un medico coraggioso che pagò a
duro prezzo aver difeso le libertà di cure e il rifiuto
all’imposizione liberticida dell’obbligo vaccinale.
Gli attuali partiti post leghisti hanno avuto timore – in quanto
“tema divisivo”- di fare i conti con gli eventi legati alla
pandemia, e hanno perso una grossa occasione di essere un punto
di riferimento per il grande mondo del dissenso.
Oltre a Resistere Veneto, c’è anche un altro significativo
modello a cui guardare: quello di un partito, come la CSU
bavarese, cristiano sociale secondo la tradizione del popolarismo
europeo, proposta e fortemente sostenuta da Massimo Iaretti, presidente del Movimento Progetto Piemonte
. Un modello importabile anche nelle regioni padano-
alpine. E’ una delle ultime speranze per l’autonomismo
autentico.



