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Milano, Calabresi rompe gli equilibri del centrosinistra

La candidatura non è ancora formalmente annunciata, ma Mario Calabresi è ormai entrato nella partita per Palazzo Marino. E la sua discesa in campo rischia soprattutto di trasformarsi in un problema politico per il Pd, chiamato a decidere quale profilo proporre alla Milano del dopo Sala.

L’ex direttore della Stampa e di Repubblica ha lasciato gli incarichi in Chora Media e nel gruppo Be Water Content, accompagnando la decisione con il riferimento alla volontà di imboccare una nuova strada. Un passaggio difficilmente separabile dalle indiscrezioni che da settimane lo indicano tra i possibili candidati alla successione di Giuseppe Sala.

Ma proprio l’accelerazione di Calabresi ha fatto emergere le diverse anime del centrosinistra milanese. La sua figura piace soprattutto a chi immagina una candidatura civica, moderata e riformista, capace di andare oltre il perimetro tradizionale della sinistra. Non a caso sono arrivati segnali favorevoli dall’area centrista, mentre nel Pd e nella sinistra della coalizione l’accoglienza è decisamente più prudente.

La segretaria democratica Elly Schlein non ha dato alcun via libera al giornalista. Interpellata sulla questione, ha sostanzialmente rinviato la discussione sui candidati, indicando come prioritaria la costruzione del programma per Milano. Una posizione che fotografa la cautela con cui il Nazareno osserva un’operazione nata fuori dalle strutture tradizionali del partito.

Ed è qui che entra in gioco Pierfrancesco Majorino. L’ex assessore milanese, oggi capogruppo del Pd in Regione Lombardia, rappresenterebbe una candidatura molto diversa: politica, interna alla storia amministrativa del centrosinistra e maggiormente riconoscibile dall’elettorato progressista. Il suo nome resta tra quelli più forti qualora la coalizione decidesse di affidarsi alle primarie.

La possibile sfida Calabresi-Majorino, dunque, andrebbe ben oltre una competizione personale. Sul tavolo c’è il modello di centrosinistra che dovrà affrontare le Comunali del 2027. Da una parte un candidato proveniente dalla società civile, con l’obiettivo di intercettare anche il voto moderato e riformista; dall’altra una figura politica radicata nel Pd e nell’area progressista.

Il paradosso è che Calabresi potrebbe risultare contemporaneamente interessante sul piano elettorale e scomodo su quello degli equilibri interni. Il sostegno arrivato da esponenti e forze dell’area centrista ne rafforza l’immagine trasversale, ma rischia anche di aumentare le diffidenze della sinistra.

A rendere ancora più delicata la situazione c’è poi il nodo delle primarie. Se Calabresi decidesse definitivamente di correre e Majorino facesse altrettanto, difficilmente il centrosinistra potrebbe evitare un confronto aperto sulla scelta del candidato. A quel punto Milano diventerebbe anche un laboratorio nazionale: non soltanto una corsa per scegliere il successore di Sala, ma un confronto tra due idee differenti di coalizione.