Bullismo e disagio giovanile, proposte e osservazioni di Noi Moderati

Si è tenuto questa mattina alla Società Umanitaria di Milano
l’incontro “Disagio giovanile, bullismo, violenza. Testimonianze a confronto”, promosso da
Noi Moderati Lombardia. Organizzato e moderato dalla senatrice Giusy Versace, il convegno
ha messo allo stesso tavolo la scuola, la clinica, il diritto, l’associazionismo e la politica, con
le conclusioni affidate alla senatrice Mariastella Gelmini.
Il punto di partenza è stato quello che Milano conosce ormai bene. All’inaugurazione
dell’anno giudiziario la Procura generale ha registrato nel distretto un aumento del 40 per
cento dei delitti contro la libertà sessuale commessi da minorenni. Pochi giorni fa la Garante
per l’infanzia e l’adolescenza ha parlato al Parlamento di “povertà relazionale”: ragazzi
iperconnessi e soli, adulti che faticano a reggere il proprio ruolo educativo. Il convegno ha
scelto di leggere la violenza in questa chiave, come sintomo di un vuoto di legami prima che
come questione di ordine pubblico, e di ragionare su come intervenire prima che il
problema esploda.
Versace: “La politica ha il dovere di ascoltare”
“È una tematica attuale, perché il disagio giovanile è sotto gli occhi di tutti; peraltro i
fenomeni di violenza e di bullismo sono purtroppo sempre più in aumento, e questa
iniziativa andava comunque fatta”, ha detto Giusy Versace. “Soprattutto sono felice del fatto
che questa mattinata, così piena e così sentita, abbia messo a confronto voci autorevoli,
esperti, ma anche testimonianze ed esperienze. La politica, quella fatta con lo spirito nobile
per cui nasce, ha il dovere di mettersi a confronto, di ascoltare, di fare proprio, di provare a
tradurre, per capire come si può intervenire per dare una mano”.
La senatrice ha rivendicato un impegno di lunga data: “Io non ho la bacchetta magica, però
sento fortemente questo senso di responsabilità. Mi sembrava doveroso unire voci ed
esperienze, questa mattina, su un tema di cui mi occupo già da tanto tempo, dentro e fuori
il Parlamento. E sentivo anche doveroso, vivendo a Milano e registrando questo forte
disagio che è davvero sotto gli occhi di tutti, provare a raccontare quello che pure di buono

è stato fatto e che si sta cercando di fare, ma anche stimolare delle riflessioni, che mi pare
siano poi scoppiate in platea”.
La scuola: “Dobbiamo prenderci le nostre colpe”
Ad aprire il confronto è stata suor Anna Monia Alfieri, legale rappresentante dell’Istituto di
Cultura e Lingue Marcelline, che ha chiamato in causa gli adulti: “Dobbiamo riappropriarci
del ruolo educativo verso i giovani. Siamo di fronte a un disagio giovanile, dobbiamo
prenderci le nostre colpe, c’è assenza di proposte educative”. E ancora: “Il bullo fa la scelta
più semplice, non vuole confrontarsi. Si tratta di ragazzi che sono cresciuti soli, senza il
coinvolgimento degli adulti, e questa solitudine viene colmata con i social”.
I numeri dell’Osservatorio: “Il nuovo bullismo non colpisce, esclude”
In videocollegamento Luca Massaccesi, presidente dell’Osservatorio Nazionale Bullismo e
Disagio Giovanile, ha presentato i risultati di un sondaggio condotto lo scorso anno su
11.300 ragazzi. Il 47% ha l’ansia di non essere abbastanza, il 30% prova vergogna corporea, il
41% si sente spento. Il 24% pensa che gli altri starebbero meglio senza di lui e il 19% ha
pensieri autolesionisti.
“Esiste un tema di solitudine relazionale”, ha spiegato Massaccesi: il 47% trova difficile
chiedere aiuto e il 43% sente lontani gli adulti. In questo quadro “il digitale diventa
ambiente emotivo”: per il 52% degli intervistati i social condizionano direttamente pensieri
e comportamenti, il 44% controlla compulsivamente lo smartphone e per il 30%
l’intelligenza artificiale li capisce meglio dei genitori o dei compagni. La conclusione: “Il
nuovo bullismo non colpisce, esclude”.
La clinica e il diritto: ascoltare insieme ragazzi e famiglie
Rossana Giove, psichiatra e psicoterapeuta, direttore sociosanitario dell’ASST Gaetano Pini-
CTO, ha insistito sul lavoro con i genitori: “Le famiglie e i ragazzi vanno ascoltati assieme, è
importante supportare i genitori a capire i loro figli. I consultori familiari potrebbero essere
spazi idonei per creare gruppi tra pari: minori e famiglie”.
Valeria Gerla, avvocato e docente di criminologia e psicopatologia forense, ha portato
l’esperienza delle aule di giustizia: “Oggi anche ragazzini di 13 anni vengono sottoposti a
procedimenti penali”. E ha richiamato la figura paterna: “In famiglia il tema è delegato alle
mamme, l’uomo deve necessariamente trovare una nuova identità: il ruolo del padre non è
sostituibile”.

Sulla responsabilità degli adulti nell’uso delle piattaforme è intervenuta Manuela Ponti,
psicologa e psicoterapeuta, esperta di social network: “Per quanto riguarda i social network
i genitori sono coinvolti, perché sono loro che, pagando, li consentono”.
Al tavolo anche Maria Cristina Lorusso, presidente dell’associazione “Io non ho paura del
buio”, che lavora con le famiglie e nelle scuole. Lorusso ha ricordato l’aggressione subita nel
febbraio 2025 dal figlio, allora quindicenne, e da alcuni compagni di liceo in una piazza
centrale di Milano, e ha posto il tema della sicurezza dei luoghi di ritrovo: “Se neanche il
venerdì sera un ragazzo può fare due chiacchiere in una piazza centrale della città, vuol dire
che non è libero di essere nella città dove vive, dove ognuno di noi lavora, contribuisce e
vorrebbe che i propri figli avessero la possibilità di tornare banalmente a piedi a casa da
dove hanno passato la serata”.
Il lavoro sul territorio: le criticità emerse dall’ascolto
Isabella Ferlicchia, responsabile del Dipartimento Disagio Giovanile e Sicurezza di Noi
Moderati Milano, ha illustrato il percorso avviato in città: “Abbiamo creato uno spazio
politico di confronto per mettere al centro una responsabilità condivisa e avviato una prima
fase di ascolto con alcune associazioni e referenti di singoli progetti”.
Dall’ascolto sono emerse criticità precise. L’età di ingresso nei comportamenti devianti si è
abbassata. La fragilità familiare incide, ma non sempre determina, mentre l’elemento
costante è la dispersione scolastica. Le difficoltà aumentano con i ragazzi stranieri e
l’inserimento lavorativo resta problematico. Pesano infine i fondi intermittenti e le rette, e
l’uso di sostanze.
Padalino: “L’istituzione deve essere la prima risposta”
Mariangela Padalino, capogruppo di Noi Moderati in Consiglio comunale a Milano, ha
riportato il discorso sulla città e sulle sue responsabilità: “Già cinque giorni prima avevo
indicato in Consiglio comunale il sabato davanti al Leonardo da Vinci, ma non sono andati a
controllare e ci sono stati tre accoltellamenti e un semistupro”. Di qui la richiesta:
“L’istituzione deve essere la prima risposta che le famiglie devono avere. Si deve lavorare
sullo sport e sui luoghi di aggregazione, costruire occasioni di appartenenza”.
Il deputato Alessandro Colucci ha aggiunto: “Non ci deve essere uno scontro generazionale e
non ci deve essere la paura dello psicologo”.
Gelmini: “Non lasciare i genitori da soli”

Nelle conclusioni Mariastella Gelmini ha ripreso il modello educativo indicato da suor Anna
Monia Alfieri, “quello della serietà, quello della responsabilità”, riconoscendo che “essere
genitori oggi è molto difficile” perché “si vive in una realtà globale e il no, se non è spiegato,
non è sufficiente”.
Al centro dell’intervento, la proposta di legge sulla comunità educante. “Noi stiamo
cercando di ricostruire il villaggio, di ricostruire la comunità educante attorno ai ragazzi”, ha
detto. “Cosa dice questa proposta? Che accanto agli oratori e ai centri di aggregazione
giovanile dobbiamo costruire una comunità. Non dobbiamo lasciare i genitori da soli, non
possiamo pensare che il tempo della formazione sia solo quello della scuola”.
Gelmini ne ha spiegato il funzionamento: “Che cos’è la comunità educante? È una sinergia
tra il Comune, la giunta, l’assessore alla scuola e al sociale, e il terzo settore, le associazioni
di volontariato, lo sport, per costruire un’offerta aggregativa, ricreativa, sportiva, attrattiva
nel pomeriggio”. E ha aggiunto: “La proposta è sostenuta anche a sinistra, quindi c’è una
trasversalità. Facciamo in modo che diventi realtà e che nella legge di bilancio ci siano due
soldi per i nostri ragazzi: questa è una prima battaglia”.
Sui social: “L’Europa ha fatto una scelta giusta, quella di vietare i social sotto una certa età e
di restringere fortemente i contenuti. È un primo passo, un’assunzione di responsabilità
rispetto ai danni che i social creano ai nostri ragazzi in termini di concentrazione e di ansia”.
Poi il ruolo del partito: “Oggi essere parte di un partito vuol dire non stare chiusi nelle
segrete stanze ma semplicemente ascoltare, dare cittadinanza, dialogare, imparare da quel
civismo, da quelle associazioni, da quelle realtà che sono presenti in modo puntiforme a
Milano, in Lombardia come in Italia, ma che spesso non sono ascoltate dalla politica”.
E l’auspicio: “Quello che mi auguro è che Noi Moderati diventi il partito dei genitori. Cioè il
partito di quelli che non hanno tutte queste certezze. Non possiamo negare che il problema
esista e non possiamo nemmeno criminalizzare i giovani”.
Infine il sostegno psicologico: “Abbiamo introdotto il bonus psicologo, ma non è sufficiente:
è chiaro che è un primo passo. Davanti a casi di autolesionismo che vedo nella scuola di mia
figlia, mi domandavo se accanto all’insegnante di sostegno non dovrebbe esserci anche un
insegnante o un professionista esperto sulle questioni psicologiche”.
Gli impegni: famiglia, fondi, sport
A margine dell’incontro Giusy Versace ha indicato la direzione del lavoro dei prossimi mesi.
“La politica deve tornare ad ascoltare davvero e provare a tradurre le esigenze in risposte

concrete. Non è semplice. Tante volte abbiamo messo in campo provvedimenti importanti;
il problema è che poi, nella vita quotidiana della gente, probabilmente non sempre si riesce
a toccarli con mano. La cosa importante da trasferire è che questo non è un tema che non ci
riguarda: anzi, è un tema che stiamo seguendo con attenzione e che stiamo cercando di
mettere a terra con proposte di legge, con interventi, con fondi stanziati”.
“Sicuramente è fondamentale lavorare per mettere al centro la famiglia, così come è
emerso a gran voce anche oggi”, ha concluso. “Cercheremo quindi di utilizzare tutti gli
strumenti che abbiamo a disposizione e di stanziare anche fondi che possano aiutare: non
solo la comunità educante, su cui c’è un disegno di legge, non solo gli strumenti adeguati per
imparare a utilizzare i social, con i paletti adeguati, ma soprattutto restituire fiducia ai
giovani. E io sono di quelle che dicono che lo sport, in assoluto, diventa sempre l’antidoto”.
La senatrice non ha escluso “la possibilità di replicare un evento di questo tipo, mettendo a
confronto anche i punti di vista delle varie generazioni”.