Anche la Luna è capovolta: in un libro dal Burundi alla Palestina le esperienze di volontariato di Simona Raspelli

di Massimo Iaretti

Ha scelto Toceno, tra le montagne dell’Ossola, Simona RaspellI, psicologa milanese, per la presentazione del suo libro ‘Anche la Luna è capovolta’ nel quale racconta la sua esperienza di volontariato in PalestinA ed in Burundi. Il testo è in collaborazione con il padre Edoardo, noto giornalista e critico del mangiare bene. at

Abbiamo chiesto a Simona Raspelli di raccontarci del suo libro:

PERCHE’ QUESTO LIBRO ?
“Forse perché davanti a certe cose non si può tacere; forse perché ho avuto l’opportunità di fare
quest’esperienza e vorrei raccontarla a chi è curioso e per vari motivi non ha avuto
quest’occasione; forse perché continuano ad arrivare profughi sulle nostre coste e magari non
riusciamo a immaginare il perché e proviamo pure fastidio; forse perché sentire storie di altri
mondi, così com’è stato per me viverle può fare bene alla salute; forse perché in alcuni momenti
poter ampliare un po’ l’orizzonte e mettere in prospettiva la quotidianità può essere utile…ecco
perché questo racconto di viaggio. E’ la mia esperienza dell’essere straniera, in una terra che parla
di sè già mentre ci si cammina sopra, mentre si lotta con la stanchezza e s’incontra la sua gente, si
sperimentano i suoi cibi, animali, tempi…Questo è il racconto di un piccolo pezzo di vita vissuta
appena sotto l’Equatore, dove anche la luna è capovolta, il Burundi, per un’esperienza di
volontariato con l’organizzazione non governativa VISPE (Volontari italiani solidarietà ai paesi
emergenti).
Questo è anche il racconto di un altro viaggio: la Palestina per come l’ho vissuta nel periodo
in cui mi ha ospitata, tra campi profughi e villaggi sotto assedio militare.
È il racconto di ciò che due occhi qualunque hanno visto e due orecchie qualunque ascoltato in
quel
pezzettino di terra, al di là delle teorizzazioni sul conflitto arabo-israeliano, al di là delle
competenze storiche, politiche, economiche o religiose, al di là delle prese di posizione, al di là di
tutto…sono andata, ho visto, ho vissuto, ho incontrato persone, ho memorizzato e ora
racconto…anche perché i suoi abitanti ci hanno continuamente chiesto di parlare, raccontare,
testimoniare, far sapere, essere la loro voce.
PERCHE’ QUESTO TITOLO ?
Perché mettere piede in paesi come il Burundi e la Palestina, anche se per un tempo contenuto,
per me è stato come sbarcare su pianeti sconosciuti. Tutto è diverso da ciò a cui ero abituata, sia a
livello sensoriale, con ciò che si vede, si sente, si percepisce sulla pelle e si mangia, sia a livello
esperienziale, dal contatto con persone di culture così diversa dalla mia al contrasto del quotidiano

rispetto alle nostre vite di “benessere e pace”, fino ad arrivare al cielo: in Burundi la luna è
capovolta, con la gobba all’insù o all’ingiù.
COS’HA IMPARATO DI POSITIVO E DI NEGATIVO DALLE TERRE MARTORIATE ?
Dall’incontro col Burundi ho imparato cosa significa stare “qui e ora”, senza correre nè in avanti né
indietro nel tempo col pensiero; cosa significa “stare” invece che “correre a fare” e che spesso
“meno è meglio”, in tutti i sensi. Ma anche delicatezza, condivisione, forza, cura. E questo forse
soprattutto dalle donne e dai bambini (ad esempio, donne che tornano a zappare la terra col
neonato sulla schiena pochi giorni dopo il parto o bambini malnutriti che aspettano a cenare per
accompagnare una volontaria italiana come me fuori dal centro che li ospita e per un pezzo di
strada).


La Palestina che ho avuto modo di incontrare per me è stata esempio tangibile della parola oggi
tanto di moda: “resilienza”. Continuamente abbattuta, giù non ci resta, si rialza e si mette a
ricostruire. E inoltre, che è possibile rispondere alla violenza in modi diversi dalla violenza stessa:
ad esempio, con la resistenza non violenta. E’ ad esempio quello che hanno continuato a chiedere
a noi visitatori occidentali e che è il motivo per cui ho scritto queste pagine: “parlate, parlate,
parlate, fate sapere al mondo, siate la nostra voce”.
Terre invase, sfruttate, violentate, in una spirale di trasmissione continua di violenza che mostrano
che quando si è feriti, se non si elabora il dolore, è facile restituire le ferite, trasformarsi in
carnefici, ma che è possibile attingere alle proprie risorse e fare delle scelte diverse.


QUALCHE CURIOSITA’/ANEDDOTO…INEDITO?
In Burundi, ci si scrive ancora le lettere: i burundesi preparavano le lettere per i volontari italiani
che avevano conosciuto nel tempo, le portavano a piedi in una delle succursali del VISPE e le
consegnavano alle suore; queste le raccoglievano e le consegnavano ai volontari nei successivi
rientri in Italia. Quindi queste venivano raccolte nella sede del VISPE (Badile di Zibido San Giacomo,
provincia di Milano) e da lì inviate ai destinatari. Totale: diverse settimane per la ricezione.
CHI SONO E COSA VOGLIONO GLI ADULTI DEL PROSSIMO DOMANI ?
Persone che meritano tutto il nostro impegno di singoli individui e comunità, perché scegliamo di
non pensare “tanto ormai”, ma di prenderci cura di noi e dell’ambiente, perché curiamo ferite così
da non trasmetterle a chi viene dopo.
CHI E’ PER LEI EDOARDO RASPELLI ?
Un genitore, complicato come tutti i genitori, che ci ha dato e ci dà molti esempi: perseveranza,
resistenza, coraggio, entusiasmo, attenzione ai più deboli, sensibilità, curiosità, ironia, senso critico
(fin troppo), passione per il cibo, la montagna, la natura e la scrittura…

BIOGRAFIA DI SIMONA RASPELLI
Simona Raspelli, nata a Milano nel 1980, dopo la laurea in Psicologia ha deciso di proseguire lo
studio della Psicologia Positiva con un dottorato di ricerca su ottimismo e condivisione delle
emozioni. Successivamente ha lavorato all’Istituto Auxologico Italiano in progetti di ricerca europei

sull’utilizzo delle nuove tecnologie in relazione a ictus e stress psicologico, partecipando anche ad
un progetto in alta quota, sul Monte Rosa, alla capanna Margherita, con un gruppo di cardiologi.
Counselor dal 2009, ha collaborato con Fondazione ABIO Italia Onlus per la formazione ai volontari
per il bambino in ospedale e con l’Associazione di Auto Mutuo Aiuto  di Milano, Monza e Brianza
per le consulenze ai gruppi per il lutto e la separazione. Si è quindi dedicata ad alcune aree
dell’emarginazione sociale.
Dopo aver partecipato a due percorsi formativi, ha fatto due viaggi di volontariato in Burundi con il
VISPE (Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti) e un viaggio di conoscenza in Palestina, a
visitare campi profughi e villaggi sotto assedio militare e ascoltare testimonianze di volontari
internazionali. Da questi viaggi è nato il suo primo libro, “Anche la luna è capovolta”, a cui ha
collaborato anche Edoardo Raspelli, giornalista e critico gastronomico, nonché suo padre.