L’omicidio di Tania: un dramma che deve fare riflettere molto, tutti ma proprio tutti
di Massimo Iaretti
‘Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur’. Mai come nel caso della morte di Tania strangolata dal suo ex a Camponogara, questo detto calza a pennello quasi fosse una ‘Cronaca di una morte annunciata’ per dirla alla Garcia Marquez. La politica si perde nella definizione se è un femminicidio o un omicidio di donna, c’è la ripetuta richiesta di introdurre nelle scuole una educazione sessuoaffettiva o meno. E intanto donne perdono la vita per colpa di mano che definire bestiale è poco. Ed è vero che dopo di lei altre 2 donne, in condizioni diverse – ma con la stessa tragica fine – sono arrivate al termine del loro cammino terreno per via di una mano assassina. E ogni volta riparte sempre lo stesso refrain. Aveva ragione il padre di Giulia Cecchettin a Sanremo quando ha detto che se non si cambia mentalità, il prossimo anno l’unica novità sarebbe stato il nome di altre donne ammazzate. Quello che, però, nell’omicidio di Tania colpisce è la modalità: la via di dolore affrontata per colpa di un uomo (mi fa schifo chiamarlo così) violento che aveva già cercato una volta di strangolarla e in virtù di questo gesto era stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio e, contestualmente, ad un ammonimento del questore di Venezia. Non voglio entrare nel merito della vicenda, non ne conosco i termini e sono abituato a parlare per cognizione di causa, ma una cosa salta all’occhio, e questo senza gettare la Croce addosso a nessuno: i provvedimenti previsti dalla legge, giusti nella loro essenza, sovente sono soverchiati dalla realtà dei fatti. Se un uomo, anzi un ‘ominicchio’ è iperpossessivo e si sente padrone della vita e della morte di una donna, non serve l’ammonimento, non serve il braccialetto elettronico (quando e se funziona), non serve il divieto di avvicinamento. Se vuole uccidere, ucciderà, presto o tardi che sia. E anche provvedimenti restrittivi – a fronte di personaggi del genere – sono soltanto un palliativo per la vittima, perché spesso accade che tornati in libertà gli aguzzini abbiano un’accredine ancora più forte. Diversi anni fa a Biella, il reato di stalking non esisteva ancora, una giovane donna venne violetnata. Il violentatore dopo 3 anni di carcere (!!!!!!) tornò il libertà, riprese a perseguitarla, lei non venne evidentemente ascoltata abbastanza, e una mattina la uccise mentre andava a lavorare. Possibile che da questa esperienza, da quelle che si sono susseguite sino a Tania non si sia capito che occorre agire su due fronti, ovvero l’innalzamento delle misure di protezione e la tutela della condizioni di vita delle vittime che, comunque, non vivono e non sono in condizioni di vivere una vita normale. Eppure gli strumenti ci sarebbero, ad esempio pensare – per chi mette in atto questi comportamenti – l’applicazione di misure di sicurezza preventive che nel nostro codice esistono (mi rendo conto che questo argomento è alquanto delicato ma gli uffici legislativi della Camera e del Senato hanno a disposizione la maggior parte delle migliori menti legislative dello Stato) oppure anche – naturalmente una volta acclarata tale tendenza – disporre un trasferimento d’obbligo del soggetto potenzialmente pericoloso a 400/500 chilometri di distanza dalla vittima, con obbligo di firma 3 o 4 quattro volte al giorno alla caserma dei carabinieri o in commissariato e, qualora non si presentasse salvo validi motivi, la destinazione carcere e al tempo stesso, qualora non fosse reperibile l’immediata disposizione di un piano di protezione per la potenziale vittima. Probabilmente questo salverebbe vite riducendo una parte degli omicidi di donne – barbarie alla quale non deve assolutamente cedere il passo l’abitudine del sentirli dai media – e servirebbe a fare ulteriormente capire che le donne non devono avere paura a denunciare i loro aguzzini, mai mai mai
E a questo proposito la scuola con le sue capacità, non un’educazione sessuoaffettiva tanto sbandierata come bandiera politica e ideologica, potrebbe fare la sua parte, come del resto sta già facendo tutti i giorni, anche se magari fa comodo a qualcuno fare finta di non vederlo.
FOTO DA AGENZIA DIRE.IT CHE RINGRAZIAMO SENTITAMENTE



