Roberto Castelli (PPN) duro attacco alla Lega Salvini Premier
L’ex ministro, oggi segretario federale del PPN – Partito Popolare del Nord ha allungato un duro affondo alla Lega Salvini Premier e, pur senza norminarlo, al suo leader Matteo Salvini.
Dichiara Roberto Castelli: “La forte critica che il Partito Popolare del Nord
porta nei confronti di Salvini e del partito Lega-Salvini Premier non è legata a un partito preso, non
è legata a desiderio di affermazione elettorale, bensì è legata al dato di fatto che adesso sta
arrivando agli occhi di tutti, e cioè che in questi quattro anni di governo di cui la Lega ha fatto parte,
essa ha danneggiato il Nord. Partiamo da un dato di fatto, questo governo si insedia nel 2022 e
guarda caso dal 2022 il PIL, il prodotto interno lordo del Sud cresce di più di quello del Nord: detta
così potrebbe essere un’ottima notizia perché potrebbe significare che il Sud ha avuto una spinta,
ha avuto un risveglio, sono stati fatti investimenti, sono state create industrie, è stato sviluppato il
turismo, è stata sviluppata la cultura e quindi una crescita del PIL virtuosa, ma è andata proprio
così? Noi abbiamo il sospetto che invece questa crescita sia dovuta alle fortissime iniezioni di
denaro, alle fortissime iniziative di natura finanziaria e infrastrutturale che invece questo governo
con la spinta fondamentale della Lega ha introdotto per spingere il prodotto interno lordo del Sud.
Vediamo come, sostanzialmente sono state avviate tre vie per poter fare questo:
la prima via sicuramente è il PNRR, dove il 60% degli investimenti deve essere fatto al Sud e quindi
è stata fatta una scelta precisa di privilegiare il Sud a svantaggio delle altre regioni italiane.
Ricordo anche che la larga parte dei finanziamenti del PNRR sono sotto forma di prestito e quindi
dovrà essere restituito e vedremo un po’ chi pagherà questa restituzione.
La seconda via è stata quella della formazione delle ZES, le zone economiche speciali, che
comportano tutta una serie di privilegi e di vantaggi per queste zone che sono sostanzialmente
tutto il Sud e una parte di alcune regioni del centro; quindi, vengono fatti dei provvedimenti che
stimano l’economia, però a un costo che qualcuno dovrà pur pagare. Le ZES si stima che costino
circa 14 miliardi all’anno e vedremo chi le pagherà. Infine, la politica infrastrutturale dove la Lega la
fa da padrone, anzi qui c’è un caso interessante che fa pensare che le azioni di Salvini siano state
premeditate prima che il governo si formasse.
Perché dico questo? Vediamo cos’è successo al Ministero delle Infrastrutture. Salvini si fa nominare
ministro, quindi diventa l’ente decisore di dove allocare gli investimenti sulle infrastrutture, ma lui
sa di non essere un esperto di infrastrutture, quindi, mette al Ministero come viceministro una
persona di sua fiducia, tra l’altro capace e esperto della materia che è Rixi, il quale di fatto presidia
tecnicamente il Ministero. Ma c’è di più, pochi sanno che esiste un ente governativo che si chiama
Cipess, che è un ente veramente tecnico, che però è quello che decide materialmente dove vanno
spesi i soldi, come e quando.
In questo senso i ministeri decidono di allocare determinate risorse su alcune partite, ma poi tutto
passa attraverso Cipess. E anche lì a capo di Cipess viene messo un fedelissimo di Salvini che è
Morelli e quindi di fatto la Lega occupa manu militari tutto il Ministero delle Infrastrutture, che
ricordo è l’ente di spesa maggiore che esiste in Italia per quanto riguarda gli investimenti. Da un
lato c’è questo fatto simbolico del ponte, il ponte sullo stretto di Messina che diventa il cavallo di
battaglia di Salvini, ma non c’è solo questo, basta vedere il rapporto della Camera dei deputati sullo
stato della realizzazione delle infrastrutture in Italia e a pagina 48-49 possiamo vedere la
destinazione dei fondi delle 15 maggiori opere che vengono fatte in questo momento in Italia.
Quasi 62 miliardi per il sud, poco più di 50 per il nord e qualcosa che resta per il centro che è un po’
la Cenerentola della situazione. Quindi una scelta ben precisa, una montagna di denaro che viene
iniettata nel sud e questo spiega perché il sud ha avuto un incremento di PIL maggiore del nord, ma
chi paga tutto ciò? Chi è che finanzia questa valanga enorme di denaro? Il nord attraverso il residuo
fiscale che è la differenza tra quello che una regione paga in tasse a Roma e quello che riceve
indietro sotto forma di servizi. Solo per la Lombardia lo squilibrio, cioè la differenza tra quello che
viene versato e quello che viene ricevuto indietro è oltre di 50 miliardi.
I nostri ultimi studi stanno facendo emergere che stiamo arrivando a quasi 70 miliardi, ma restiamo
pure ai 50 ufficiali che sono una cifra gigantesca. Ogni anno soltanto la Lombardia paga questo
tributo a Roma che poi abbiamo visto dove va ad allocare gli investimenti e le finanze. Quindi qui
c’è la dimostrazione plastica che la politica che la Lega ha fatto in questo governo non soltanto non
ha aiutato il nord ma l’ha danneggiato pesantemente.



