Resoconto della presentazione di “Le ombre conoscono il mio nome” di Domenico Mecca
Video Podcast con Galleria Fotografica della serata a fine articolo.
di Nico Colani –
Mondadori Bookstore, Corso Italia 47/49 – Acqui Terme, sabato 21 agos
Sabato sera la Mondadori di Acqui Terme ha ospitato Domenico Mecca, medico infettivologo e scrittore, per presentare il suo nuovo romanzo Le ombre conoscono il mio nome, affiancato da Sergia Monleone. L’atmosfera era quella tipica delle serate letterarie di provincia: attenta, curiosa, pronta a interrompere con domande sincere.
Mecca ha raccontato subito l’origine del libro. Tutto è partito da un ricordo personale: lo zio in coma che, per un attimo, si era risvegliato e aveva detto di aver visto la sorella morta di tubercolosi anni prima, che lo accompagnava per mano. Poi, anni di lavoro in rianimazione, con i malati di AIDS e in missione in Africa, hanno trasformato quella curiosità in una domanda insistente: cosa succede davvero quando il cervello si spegne e il corpo resta in vita solo grazie alle macchine?
Da lì è nata la storia di Vito Stecca, il giornalista d’inchiesta già protagonista di due romanzi precedenti. Ferito da un colpo di pistola e in coma, Stecca si stacca dal corpo e entra in una dimensione di pace assoluta, fatta di voli, di spazi immensi e di incontri con “ombre”: persone morte che nella vita terrena hanno sofferto grandi ingiustizie. Sono storie vere di cronaca (caporalato, migranti, carceri, un volontario ONU ucciso in Colombia) che il protagonista ascolta da fonte diretta. Solo alla fine capirà perché proprio a lui, giornalista ossessionato dalla giustizia e pieno di contraddizioni, vengono raccontate.
Mecca ha spiegato con chiarezza la differenza tra sogno e esperienza di premorte: chi vive quest’ultima ricorda ogni dettaglio per anni, spesso per tutta la vita, mentre i sogni svaniscono al risveglio. Ha citato studi scientifici (attività residua dell’amigdala, persistenza dell’udito anche in stati profondi di coma) e ha ricordato che, nonostante lo scetticismo di parte della medicina ufficiale, le testimonianze si assomigliano troppo per essere liquidate come semplici allucinazioni.
Un momento particolarmente toccante è stato quello dedicato all’incontro di Stecca con la madre: Mecca ha confessato che in quelle pagine ha messo il desiderio di rivedere la propria mamma, scomparsa dodici anni fa, e di poter ancora parlare con lei degli odori della cucina, della stanchezza negli occhi, delle preoccupazioni.
Dalle domande del pubblico sono emerse due questioni forti:
- come si stabilisce scientificamente il momento della morte (morte cerebrale + cessazione di battito e respiro) e perché l’udito è l’ultimo senso a spegnersi;
- perché scrivere di un argomento così delicato.
Alla seconda domanda Mecca ha risposto con semplicità: «Tante cose le ho capite scrivendo. Il messaggio che mi preme di più è che la vita non finisce con la morte. C’è un’altra dimensione, probabilmente più piacevole. Anche per gli atei». Ha aggiunto di essersi abituato a svegliarsi ogni mattina pensando «oggi potrebbe essere l’ultimo giorno», e che questa consapevolezza, lungi dall’essere triste, gli dà energia per vivere intensamente il presente.
La serata si è chiusa con i ringraziamenti a Santelli Editore, a Patrizia Leo della Mondadori di Acqui e al pubblico. Un’ora densa, senza retorica, in cui medicina, letteratura e domande esistenziali si sono intrecciate con naturalezza.
Video podcast con galleria fotografica della serata. Per info sulla disponibilità delle foto: omniwebtv@gmail.com



